Anno di fondazione della gara
I runner (circa) dell'edizione del 2026 divisi tra 42K, 21K, 10K e 4,2K
City run con colli di bottiglia, arrivo in stadio.
Le iscrizioni sono libere ed aperte fino ad esaurimento biglietti (nessun ballot d'ingresso). Il prezzo aumenta col tempo.
Odense è la città natale di Hans Christian Andersen, il celebre scrittore danese di fiabe, e la sua presenza si ritrova un po’ ovunque. Non poteva quindi mancare una gara dedicata a lui: la HCA Marathon, un evento che propone diverse distanze e che, come le storie del suo illustre ispiratore, alterna momenti da favola ad altri decisamente meno fiabeschi.
Il programma comprende una maratona da 42 km, la mezza maratona da 21 km e una formula particolare, Run the Last 10K, che permette di correre gli ultimi dieci chilometri del percorso. Quest’ultima parte da un punto diverso, ma arriva insieme alle altre distanze al centro sportivo che ospita anche Expo, partenza e arrivo. Storicamente è organizzata a fine settembre e, collocandosi spesso una settimana dopo la Copenhagen Half Marathon, diventa strategica soprattutto per i podisti locali, ora che essere estratti al ballot della famosa gara della capitale é diventato difficile. Oltre a queste distanze, una cosiddetta mini marathon da 4,2 km è organizzata per i più piccoli.
Ma com’è organizzata la gara? E soprattutto, vale la pena partecipare?
Partiamo dalle buone notizie: la logistica generale funziona bene. Ritiro del pettorale, Expo e procedure pre-gara sono stati semplici e senza intoppi. Anche il centro sportivo che ospita l’evento è una bella struttura, con lo stadio che fa da cornice all’arrivo. Personalmente adoro concludere una gara su una pista di atletica: il tartan sotto i piedi, il pubblico sugli spalti e le curve finali prima dello sprint verso il traguardo hanno sempre qualcosa di speciale.
Molto bene anche il post-gara: docce e spogliatoi sono numerosi, ben tenuti e senza code. Dopo aver corso, poter recuperare senza dover affrontare un’altra gara per conquistare una doccia è sempre un bel vantaggio.
L’Expo è carino e propone anche sconti interessanti. Un’ottima notizia per chi ama curiosare tra gli stand, un po’ meno per il conto in banca!
Attualmente é una gara che arriva al tutto esaurito molto in avanti nel processo di vendita, quindi non é difficile accaparrarsi un posto se ci si muove per tempo. Inoltre viene spesso organizzata una resale platform in caso di sold-out, così podisti che non possono correre hanno la possibilità di mettere a disposizione il loro biglietto su una piattaforma di vendita sicura.
Trasporti: qui qualcosa è andato storto
Il problema principale è stato raggiungere la zona della gara. Molti partecipanti dovevano affidarsi alla Letbane, la metro leggera di Odense, ma i mezzi disponibili si sono rivelati insufficienti per gestire il flusso di runner.
Con circa 10.000 iscritti complessivi, era prevedibile che il trasporto pubblico sarebbe stato messo sotto pressione. Eppure, in diversi si sono ritrovati a dover camminare per cinque o sei chilometri oppure ad arrivare alla partenza con il tempo contato.
Io, fedele alla tradizione italiana dell’arrangiarsi, sono riuscito a infilarmi in un vagone già pieno. Ma viene spontaneo chiedersi se non fosse possibile prevedere corse supplementari, autobus sostitutivi o una frequenza maggiore. Un trenino di tre vagoni ogni sei o sette minuti difficilmente può bastare quando migliaia di persone devono raggiungere lo stesso posto nello stesso momento.
Il mio consiglio è quindi di organizzare per tempo gli spostamenti e non dare per scontato che la metro leggera sia sufficiente. Noi, per esempio, avevamo deciso di parcheggiare gratuitamente vicino all’Expo già il giorno prima e poi utilizzare la Letbane per raggiungere il centro e il nostro hotel, a sole quattro fermate di distanza. Una scelta azzeccata, soprattutto considerando che il giorno della gara i parcheggi sarebbero stati probabilmente al completo.
La H.C. Andersen Half Marathon non è, a mio avviso, la gara ideale per cercare il personal best. E va bene così: non tutte le mezze maratone devono essere progettate per correre a tutta velocità, anche se ormai sembra che ogni organizzatore voglia presentare il proprio percorso come piatto e velocissimo.
Quello di Odense è effettivamente abbastanza pianeggiante, ma definirlo semplicemente un tratto piano con un paio di saliscendi non rende del tutto l’idea. È un percorso piuttosto nervoso, con continue piccole salite e discese che, pur senza grandi dislivelli, possono spezzare il ritmo e risultare impegnative per alcuni runner.
Il problema maggiore, però, è rappresentato dalle strade. In diversi punti sono strette e, con tanti partecipanti, il rischio di imbottigliamenti è concreto. Bisogna rallentare, cambiare ritmo e prestare attenzione agli altri corridori.
La situazione diventa più delicata quando ci si trova nel centro, con una visuale limitata da chi corre davanti. Piccoli gradini poco visibili, passaggi tra asfalto e sanpietrini e cambi di superficie possono diventare ostacoli insidiosi quando si procede in gruppo.
Ho assistito personalmente a tre cadute. Per fortuna non si sono trasformate in cadute a catena, ma vedere episodi del genere fa riflettere sulla sicurezza del percorso, soprattutto nei tratti più congestionati.
E poi c’è una particolarità che non capita tutti i giorni: il passaggio in un parcheggio sotterraneo, attraversando persino alcune auto parcheggiate. Un’esperienza curiosa, certo, ma che contribuisce a rendere il tracciato ancora più insolito.
Un aspetto per me
In sintesi, il percorso è abbastanza piatto, ma stretto, nervoso e non sempre scorrevole. Se cercate una mezza maratona per inseguire il cronometro, valuterei attentamente questi aspetti.
Arrivavo a questa gara con la voglia di godermi l’esperienza senza forzare troppo. Mi sarebbe piaciuto chiudere agevolmente sotto le due ore, ma durante la corsa ho capito che non era una di quelle giornate in cui il corpo risponde come vorresti. Del resto avevo corso e tirato una mezza maratona che non era in programma, solo una settimana prima.
Non erano tanto le gambe a preoccuparmi, quanto il motore: mancavano proprio le energie per spingere come avrei voluto. E quando manca quella sensazione di brillantezza, anche mantenere un ritmo apparentemente tranquillo può diventare faticoso.
Alla fine ho tagliato il traguardo cinque secondi sotto le due ore. Obiettivo centrato, anche se non proprio nel modo in cui lo avevo immaginato.
Non tutte le gare regalano il risultato sperato, ma fanno comunque parte del viaggio. E questa, tra le sue particolarità e le sue criticità, è stata un’esperienza che ricorderò.
Uno degli elementi più simpatici della H.C. Andersen Half Marathon è la medaglia. Su una faccia compare il volto dello scrittore, mentre il retro cambia ogni anno ed è dedicato a una delle sue fiabe.
Nel 2026 il racconto scelto è stato Il baule volante, una storia che richiama l’immaginario delle Mille e una notte, con riferimenti ad Aladino e al suo tappeto volante. Un dettaglio originale che lega la gara alla città e al suo personaggio più famoso.
È anche un bel modo per dare continuità all’evento e invogliare chi colleziona medaglie a tornare negli anni successivi per scoprire quale storia verrà rappresentata.
Al di là della gara, consiglio assolutamente una visita a Odense. È una città piacevole da esplorare, con un centro carino e un’atmosfera che invita a passeggiare senza fretta.
Un indirizzo da segnare è il food market, raggiungibile a piedi dal centro: un posto ideale per il carb loading della sera prima oppure per festeggiare dopo la gara. Io l’ho scelto proprio per la cena pre-corsa, perché anche il modo in cui si vive una trasferta sportiva fa parte dell’esperienza.
Viaggiare è bellissimo, correre è fantastico, ma viaggiare e correre insieme è qualcosa di unico. E una città come Odense si presta bene a questo mix.
La H.C. Andersen Half Marathon ha molti aspetti positivi: una buona organizzazione generale, un Expo piacevole, servizi post-gara efficienti e uno stadio che rende speciale l’arrivo. Anche il meteo, almeno nella mia esperienza, è stato perfetto.
Restano però alcune criticità importanti: i trasporti insufficienti, le strade strette, i frequenti cambi di ritmo e alcuni passaggi che meriterebbero maggiore attenzione dal punto di vista della sicurezza.
Insomma, per certi versi è stata una gara da favola, ma non dimentichiamo che le fiabe originali di Andersen non sono sempre storie in cui tutti vivono felici e contenti. Spesso hanno un finale dolce-amaro, molto diverso da quello delle versioni Disney.
Ed è proprio questa la sensazione che mi porto a casa da Odense: una bella esperienza, con tanti aspetti da apprezzare e qualche ombra che non si può ignorare. La città merita sicuramente una visita, magari abbinando la gara a un weekend tra cultura e chilometri di corsa.
Le informazioni potrebbero non essere aggiornate: si suggerisce di riferirsi all’organizzazione della gara e alle info ufficiali sul sito della gara e di segnalare eventuali inesattezze.