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Bali Marathon

2012

Anno di fondazione della gara

15.000

I runner alla partenza complessivamente tra le 3 distanze disponibili nel 2026:
10K, 21K e 42K.

Caratteristiche del percorso

Salite e discese abbastanza impegnative la rendono una gara non proprio da personale, ma il passaggio all'interno é molto suggestivo.

Modalità di partecipazione

Ballot d'ingresso diversi mesi prima. Possibilitá di acquisto pettorale anche attraverso rivenditori esterni.

Location

95%

Organizzazione

95%

Percorso e tifo

75%

Budget

60%

Voto complessivo

80%

Punti di forza

Aspetti da considerare

Per festeggiare le nozze d’oro con la mezza maratona, distanza che considero ideale per conciliare soddisfazione sportiva e tempi di recupero relativamente brevi, dovevo trovare un posto speciale. E quale occasione migliore di una gara a Bali, l’isola indonesiana dei templi, dei paesaggi tropicali e delle vacanze da sogno?

Piccola precisazione: per nozze d’oro intendo semplicemente la mia 50ª corsa ufficiale sui 21,1 km. Che la celebrazione di una cifra tonda in un luogo così particolare sia stata più una coincidenza che una scelta ragionata, poco importa: me la sono goduta volentieri!

L’occasione di abbinare la gara a una vacanza era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. 

Bali Marathon: una gara nel cuore dell’Indonesia

La Bali Marathon è nata nel 2012, inizialmente con il nome di Bali Marathon, ed è diventata negli anni uno degli appuntamenti più importanti del running indonesiano. L’edizione 2026, la quindicesima, si è svolta il 23 agosto presso il Bali United Training Center, nella reggenza di Gianyar, con circa 15.000 partecipanti provenienti da oltre 50 Paesi. Il programma comprendeva maratona, mezza maratona e 10 km, oltre ad altre categorie. Come detto io ho corso la mezza maratona.

La gara unisce sport e turismo in maniera naturale: non si corre tra i grattacieli di una grande metropoli, ma si attraversano strade locali, villaggi e zone in cui la vita quotidiana balinese si manifesta in tutta la sua autenticità.

C’è però un dettaglio da non sottovalutare: il clima tropicale cambia completamente il modo di affrontare una gara. Caldo e umidità impongono di dimenticare, o quantomeno di adattare, le tabelle preparate a casa.

Organizzazione e logistica: sveglia alle 2:30!

La partenza della mezza maratona nell’anno in cui ho partecipato (2026) era fissata alle 5:30 del mattino, proprio per sfruttare le ore meno calde. La maratona partiva ancora prima, alle 4:30, mentre la 10 km alle 6:00. 

Questo significa svegliarsi alle 2:30, fare quella che difficilmente si può chiamare colazione — più un richiamino post-cena — vestirsi e raggiungere la navetta delle 3:30. Per fortuna, gli organizzatori mettono a disposizione autobus dalle principali zone turistiche, una soluzione pratica per raggiungere il punto di partenza senza preoccuparsi del trasporto.

La camminata di circa un chilometro e mezzo fino al punto di raccolta è persino piacevole. Ne approfitto per fare una corsetta leggera e iniziare a scaldarmi.

Una volta arrivato, trovo un’organizzazione davvero efficiente, con un dispiegamento di volontari impressionante. Sono persone sorridenti, disponibili e autenticamente desiderose di aiutare. Il trasferimento verso il Bali United Training Center procede senza problemi: alle tre del mattino il traffico è decisamente più gestibile rispetto alle caotiche ore diurne.

Una nota positiva anche per i bagni chimici: il rapporto tra strutture e partecipanti è ottimo e riesco a sbrigare rapidamente la pratica. Un dettaglio apparentemente secondario, ma che prima di una gara può fare la differenza!

L’attesa e una partenza decisamente affollata

Arrivo persino troppo presto, ma almeno ho il tempo di assistere alla partenza della maratona. Alle 4:30, tra musica, suoni tradizionali e tifo, si crea un’atmosfera davvero coinvolgente.

Un’ora dopo toccherà a me.

Mi posiziono in griglia e mi sembra di essere abbastanza avanti. Eppure vedo diversi corridori cercare di guadagnare posizioni, spostandosi sempre più avanti. Non capisco bene il motivo, finché non parte la gara.

I primi 300-400 metri sono praticamente una camminata collettiva. È ancora buio, la strada è discretamente illuminata e davanti a me si materializza una muraglia umana. A un certo punto capisco: sto cercando di farmi largo tra i pacer delle tre ore della maratona e i loro gruppi! Una volta superato il tappo iniziale, finalmente riesco a trovare un po’ di spazio.

I primi cinque chilometri scorrono su un lungo rettilineo, piuttosto monotono e ancora immerso nel buio. Non è esattamente la parte più emozionante del percorso, ma almeno permette di entrare gradualmente in gara. Il caldo, per ora, è gestibile. Il problema è l’umidità, già altissima, e la consapevolezza che il sole non tarderà ad arrivare. Io, comunque, non ho intenzione di tirare: questa gara fa parte del mio programma di allenamento, ho dormito pochissimo e il jet lag non aiuta. Soprattutto, so che devo gestire le energie.

La parte centrale è quella che si fa sentire maggiormente. Tra il sesto e l’undicesimo chilometro si affronta una salita continua con pendenze apparentemente modeste, intorno al 2-3%. Non è una montagna, ma cinque chilometri di ascesa costante, sommati a caldo e umidità, diventano impegnativi.

È proprio qui, però, che la gara cambia volto.

Si abbandonano i rettilinei iniziali e si attraversano villaggi e strade locali, con bambini in uniforme scolastica che aspettano i corridori per dare il cinque e incitarli. Gli abitanti salutano, sorridono e partecipano alla festa con un entusiasmo contagioso. È la parte più bella della Bali Marathon: quella in cui si smette di pensare soltanto alla corsa e si entra davvero in contatto con il territorio.

E poi ci sono loro: i fotografi. Centinaia, forse migliaia, o almeno questa è la sensazione che ho avuto. Sono appostati lungo il percorso, spesso con attrezzature professionali, pronti a immortalare ogni passaggio. Una presenza davvero sorprendente, che non avevo mai visto in queste proporzioni.

Ristori perfetti: acqua ogni due chilometri

Se c’è un aspetto sul quale l’organizzazione merita un applauso, è l’attenzione all’idratazione.

I ristori arrivano regolarmente, circa ogni due chilometri, con tantissimi volontari pronti a passarti bicchieri pieni d’acqua. Tutto funziona con una precisione quasi da pit stop di Formula 1: allunghi la mano e qualcuno è già pronto a servirti.

Con queste temperature, bere è fondamentale, ma lo è altrettanto versarsi acqua addosso per cercare di abbassare la temperatura corporea. Ogni metodo è valido per rinfrescarsi un po’.

Dopo la salita, la discesa permette di riprendere fiato. Resisto alla tentazione di accelerare troppo: con la muscolatura già affaticata, forzare in discesa significherebbe accumulare impatti inutili. Meglio gestire le energie e arrivare al traguardo in buone condizioni.

Gli ultimi chilometri: il ritorno sull’autostrada e l’effetto sorpresa

Dopo i tratti più caratteristici tra i villaggi, si torna sulla strada principale per affrontare gli ultimi chilometri. Per un paio di chilometri riesco a correre con una certa tranquillità, poi arriva quella che considero la principale pecca organizzativa della gara.

I percorsi della maratona, della mezza e della 10 km finiscono per condividere alcuni tratti. Il problema non è tanto la convivenza tra le distanze, quanto la differenza di ritmo tra i gruppi che si ritrovano insieme. Da una parte ci sono maratoneti che viaggiano a ritmi sostenuti, dall’altra partecipanti alla 10 km che procedono molto più lentamente, alcuni camminando. Il risultato è uno slalom continuo che rende difficile mantenere il passo.

E come se non bastasse, intorno al diciannovesimo chilometro compare un’ultima salita. Ma dov’era questa salita alla partenza? Ah, già: era una discesa! Dopo quasi venti chilometri, caldo e slalom tra gli altri corridori, la prospettiva cambia parecchio. Ormai, però, manca poco. Il rettilineo finale lascia intravedere il traguardo, inizialmente lontano e poi sempre più vicino.

Il traguardo: più della prestazione conta l’esperienza

Taglio il traguardo in 1 ora e 55 minuti circa, un risultato che considero soddisfacente viste le condizioni climatiche, il poco sonno e la natura del percorso.

Ma, sinceramente, il tempo conta relativamente. Questa era la mia cinquantesima mezza maratona ufficiale e l’avevo scelta proprio per celebrare l’occasione in un luogo speciale. A emozionarmi davvero sono i sorrisi dei volontari che ringraziano i corridori all’arrivo. Sono io, semmai, a dover ringraziare loro: per la disponibilità, per l’organizzazione e per il cuore con cui hanno contribuito alla riuscita della manifestazione.

Le informazioni potrebbero non essere aggiornate: si suggerisce di riferirsi all’organizzazione della gara e alle info ufficiali sul sito della gara e di segnalare eventuali inesattezze.